
Chi
mai potrà dirci se Buscaglione sarebbe ugualmente entrato nel mito se
quella maledetta mattina del 4 Febbraio 1960 la sorte non avesse deciso
che la sua carriera e la sua vita dovevano finire li...in uno dei tanti
incroci di una ancora assonnata alba romana.
Del
resto, forse, potremmo porci la medesima domanda anche per altri
personaggi accomunati da una tragica e prematura fine:
James
Dean, Marylin Monroe, e perchè no, anche il nostro Luigi
Tenco...Sicuramente grandi artisti...anche nell'uscire di
scena, consegnandosi alla nostra memoria "intatti". Non permettendo al
fluire della vita, degli anni e magari anche degli inesorabili insuccessi
dovuti al mutare delle tendenze e delle mode di corrodere il loro
carisma, la loro immagine, il loro essere.
Intatti insomma, nella loro bellezza di artisti.
Immortali, come i loro films, le loro canzoni, la loro personalità.
Ma
veniamo al vecchio Fred.
Si
dice spesso che la canzone italiana è cambiata alla fine di quel Gennaio
1958, quando un estroverso Domenico Modugno urlò con tutto il suo
trascinante entusiasmo di ragazzo del Sud la famosissima "Volare".
Forse
,però, senza nulla voler sottrarre al Mimmo nazionale, ciò non è esatto.
La
canzone italiana aveva già subito un incontrovertibile spallata che
l'aveva fatta sussultare...Gliela aveva data Fred, con il suo mondo fatto
di Gangster dal volto umano, mogli tradite che consumano la loro
vendetta...Insomma, con tutti quei suoi travolgenti e disincantati
racconti, così diversi e inconciliabili con le colombe bianche, i fiori
che parlano d'amore e i Viali d'autunno con i quali si era dibattuta
sino ad allora la canzone nostrana.
Sui "Cetroni
verdi", come li chiamano affettuosamente i collezionisti dei sempre meno
fruscianti 78 giri degli ultimi anni '50, o sui primi timidi 45 giri, che
recavano ancora scritte sulle impersonali e anonime copertine le"istruzioni per l'uso"...il buon
vecchio amico Fred, consumato dall'alcol , come molti dei personaggi delle
sue canzoni, seduttore sedotto e spesso abbandonato con i suoi baffetti a
metà strada tra il Clarke Gable di "Via col vento" e (buffo a dirsi)il
Vasco Rossi di "Vita spericolata" , urlava al mondo le sue disincantate
verità.
Ma
veniamo al disco di questa settimana.
E' del
1956 :il secondo inciso con la Cetra.
Prima
di questo nel 1955 "Silbando mambo"un brano scritto da Perez Prado e una
composizione dello stesso Buscaglione "Dixieland'53" avevano lasciato
freddino l'ambiente discografico...e neppure i 4 (sei secondo alcuni)
dischi incisi per La Voce del Padrone, precedentemente avevano portato
grandi risultati.
Meglio
semmai era andata la fortunata "Tchumbala-Bey" (che Buscaglione non
cantò mai) scritta insieme a Leo Chiosso e imposta nel 1954, alla Cetra
dall'amico Gino Latilla, già molto affermato che l'aveva
voluta incidere nell'Aprile di quell'anno con l'orchestra Angelini
portandola al successo .
Dunque
quando nel 1956 l'etichetta torinese con il numero di catalogo DC
6421 pubblicò "Che bambola" Buscaglione era poco più che uno
sconosciuto.
Sul
retro di quello storico e fortunato disco una canzoncina senza pretese "Giacomino", che
noi comunque a puro titolo di curiosità vi vogliamo riproporre.
Ciò
che successe da quel momento in poi è storia.
Quanto
Fred influenzò la musica, il costume, le mode di quei morenti anni '50 non ha
certo bisogno di essere ricordato da queste pagine.
Cosa
sarebbe stato se all'alba di quel 6 Febbraio 1960 uno stupido, quanto
violento incidente stradale, non avesse deciso di strapparlo alla
canzone per consegnarlo al mito è invece cosa più misteriosa e
indecifrabile....ma forse se il vecchio Fred, oggi, che tutto sarebbe
finito ugualmente, avesse potuto decidere...avrebbe scelto
qualcosa di molto simile...per uscire di scena.....
Massimo Baldino
