Finalmente "Villa!"
A grande richiesta mettiamo in vetrina questa settimana uno dei primi dischi di Claudio Villa.
Se non lo abbiamo fatto sinora era solamente perchè avevamo notato che ,come è ovvio e giusto che sia,in rete ne erano già rintracciabili parecchi.
Abbiamo dunque cercato di sceglierne uno che non vi fosse e che in qualche modo potesse essere raro e importante (come sempre cerchiamo di fare su queste pagine).
 
La nostra scelta è caduta dunque su un 78 giri risalente al 1947 e quindi una delle prime incisioni del futuro reuccio: per precisione il quarto in ordine di catalogo dopo la celebre "Serenatella dolce amara" pubblicata due volte nel giro di pochi mesi con due retri diversi e l’altrettanto celebri "Stornelli Romani a dispetto" tutti ovviamente incisi per la Parlophon già passata in quell'anno al gruppo Carish.
 
Dunque con numero di catalogo della nuova serie “TT” inaugurata proprio con questo disco  con il numero 9115  un giovanissimo e ancora cagionevole di salute Claudio Villa propone un brano scritto dalla accopiata  De Marte-Sordi e cantato tra gli altri in quell'anno anche da Gigi Beccaria,diventato molto famoso poco tempo prima con l'enorme successo di “Dove sta zazà”.
 
L'interpretazione di Claudio Villa risultò subito la più gradita (nonostante alla radio quella edita dalla consociata etichetta Cetra,fosse decisamente più programmata).
Il futuro reuccio infatti,aveva un approccio con la canzone sicuramente più moderno e coinvolgente nonostante l'arrangiamento estremamente conforme alle ferree leggi della blindata discografia degli anni 50 , sia decisamente meno attuale rispetto  alla versione di Beccaria curata dall'orchestra diretta dal Maestro Beppe Mojetta. 
 
Sul retro Villa cercava di uscire dalla sino ad allora conclamata romanità strizzando l’occhio alla tradizione musicale toscana ancora saldamente associata all'immagine di Carlo Buti che dalla Columbia continuava a lanciare grappoli di dischi e successi sull'asfittico mercato discografico italiano dell'immediato dopoguerra.
 
Gli da questa possibilita' una deliziosa canzone scritta dagli sconosciuti De Roma e De Pini.
"Luci sull'Arno" brano decisamente di chiara impronta Butiana che Claudio gorgheggia invece alla sua maniera,cesellandolo ancor piu' ,se possibile,di quella italianità che farà di lui di li a poco il simbolo della nostra canzone nel mondo.
 
Abbiamo cercato di assecondare,le note di queste due melodie tipicamente italiane con una vasta galleria di immagini che riguardano il reuccio e di condire il tutto con un po di volti,luoghi e bianco e neri....tratti da una Italia che probabilmente non esiste più.....      
                                                                                                                                                                                                                       Massimo Baldino